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LETTERA AL DIRETTORE

Comunicati Segreteria - 27/05/2011

ANCHE UNINDUSTRIA SCOPRE IL FASCINO D'ESSERE DI LOTTA E DI GOVERNO.
Questa è la sintesi dell'iniziativa di oggi, quell'assemblea che però prevede, prima dell'annunciata marcia di protesta, la presenza governativa, cioè quella del ministro Sacconi e del governatore Zaia, lì ad incarnare due pilastri di simpatia, se non proprio di consenso elettorale, quanto meno a rappresentare i due poli di riferimento della base confindustriale della provincia.

In questo senso una marcia degli industriali contro la politica dell'Esecutivo che lascia sola l'impresa stride con la presenza - gradita - del Ministro Sacconi, cioè il rappresentate di punta dell'ala più nuda e pura di quel fronte che crede nella destrutturazione del contratto, nell'attacco al sindacato e ai diritti del lavoro, ovvero di quei profeti del neo corporativismo travestito da compartecipazione, del rapporto di lavoro individuale e quindi meno difendibile, della precarietà estrema spacciata per flessibilità.

Cosa faranno gli industriali: applaudiranno il Ministro, con prevedibili acuti davanti ai soliti attacchi alla Cgil, omaggeranno il Governatore Zaia per poi mettersi ai piedi la scarpa da ginnastica e marciare come gesto di protesta ?
E poi: protesta contro chi? Se fosse contro il Governo più della marcia, certo mediaticamente rumorosa, avrebbero potuto scegliere di non invitare, come segnale di distanza e preoccupazione, i rappresentanti del governo che, per dirla con Emma Marcegaglia, continua a dimostrarsi insoddisfacente. Ed è questo è il punto: cari Vardanega, cara presidente Marcegaglia, caro Tognana (oggi presidente della Camera di Commercio, quindici anni fa leader della guerriglia contro il governo Prodi e icona dell'inutile battaglia contro l'art 18 dello Statuto dei Lavoratori), quale è il passo che vorreste dal Governo?

Quali le riforme, le misure da prendere per salvare il sistema economico e il lavoro, la coesione sociale e le legittime attese di prosperità della gente? Perché lo dico con chiarezza: se, pur nelle differenze e non solo degli interessi rappresentati, il vostro è un appello che raccoglie almeno parte della diffusa e trasversale preoccupazione sullo stallo dell'economia e l'impoverimento dell'Italia, l'inconsistenza del governo su questi fronti, l'inutilità delle misure prese, tutte piegate sui tagli da macelleria sociale e produttiva e senza uno straccio di vocazione allo sviluppo, allora la Cgil è interessata a vedere che carte avete in mano e come le volete giocare.

Non vorrei, e spero di essere seccamente smentito, che lo spirito sia un altro: quello di far capire che il consenso, dato per scontato, non viene più regalato. E che la merce di scambio sia una ondata ancora più intensa, profonda e devastate, di cosiddette riforme economiche: più precarietà per garantire effimera competitività alle produzioni anche scadenti, meno diritti per spaccare gli equilibri delle relazioni industriali e infliggere un colpo al sindacato, meno controlli e più mano libera (ad esempio come già ottenuto a riguardo delle procedure di dimissioni) con la scusa della sburocratizzazione. L'assemblea odierna ci dirà che vento tira dalle parti dell'impresa industriale: se soffia il refolo della mera pressione lobbistica, se spira il vento del cambiamento. Se a presiedere e guidare la "protesta" degli industriali c'è la voglia di voltare pagina per il bene del Paese o se lo spirito è solo quello degli interessi di parte.

Caro Vardanega e cara presidente Marcegaglia, vi ascolteremo con attenzione.
E trarremo dai fatti, senza farci impressionare dal clamore di qualche sporadica iniziativa, le nostre serene conclusioni.

Paolino Barbiero, segretario generale Cgil Provinciale Treviso