Immagine di copertina

LETTERA AL DIRETTORE

Comunicati Segreteria - 07/11/2011

Gentile direttore,
l'idea di acquistare nuova emissione di debito pubblico, sbandierata come atto di "patriottismo" finanziario e vestita di lodevoli intenzioni e per questo apprezzata se non proprio sostenuta, appare essere l'ultima delle perversioni economiche generate dalla crisi in atto.
Basta infatti pensare a quello che è, nei fatti, e agli ingranaggi economici in cui si innesta per comprendere come si tratti di un autogol beffardo, al meglio; o, al peggio, di una speculazione travestita, realizzata ai danni dell'intera collettività.

Mentre scrivo il rendimento dei Btp decennali oscilla intorno al 7%.
Non il livello degli anni in cui l'inflazione marciava a doppia cifra e i rendimenti dei titoli di stato, nominalmente, rappresentavano un buon investimento per il piccolo risparmiatore (solo nominalmente, perché il differenziale con l'inflazione non faceva comunque superare un rendimento reale al massimo del 4%) ma abbastanza per fare dire agli osservatori internazionali che l'Italia ha raggiunto il punto di non ritorno ed è quindi ad un centimetro dal default.

Gli interessi schizzati così in alto sono la conseguenza, in termini di remunerazione per l'investimento, di un rischio elevato, cioè quello dell'insolvenza del debitore. Esiste, per i mercati, la concreta possibilità che l'Italia non ce la faccia e quindi non sia in grado di onorare il debito contratto. Quindi se il Paese vuole piazzare i propri titoli di stato sul mercato deve pagare un alto tasso di interesse per rendere appetibile un bene che il mercato stesso tendenzialmente non vorrebbe acquistare.
L'idea di comperare noi, cittadini o anche associazioni di categoria (ad esempio il sistema Confcommercio del Veneto) i titoli di stato dovrebbe funzionare, se il numero di acquisti fosse rilevante (e solo in questo caso) da calmieratore degli interessi.
Una domanda equivalente all'offerta ha infatti l'effetto di ridurre il prezzo del bene, in questo caso gli interessi.

Nel frattempo però chi acquista oggi i titoli di Stato lo fa beneficiando di un interesse del 7%.
Non importa chi sia ad acquistare il nuovo debito, il punto è che al momento questa fonte di finanziamento attraverso l'indebitamento pubblico pesa sul bilancio in termini di interessi per un ammontare di svariate decine di milioni di euro, se non centinaia. Dove sta l'operazione salvezza?
Il presidente di Confturismo Veneto, Marco Michielli, ha detto, l'8 novembre scorso, che la sua associazione aderisce all'appello per il suo impatto psicologico, al di là dell'investimento.
Ma che vuol dire? Confturismo avrebbe deciso di comperare btp anche se il rendimento fosse stato all'15? Le parole di Michielli dicono il contrario.
Tralasciando il non secondario particolare per cui una associazione di categoria approfitta di una particolare situazione (negativa) del mercato per fare cassa (gli interessi) e lo faccia con soldi associativi vorrei chiedere a Michielli, e a quelli come lui, se meglio non sarebbe acquistare Btp rimettendo la cedola, cioè non incassando gli interessi. Quello sì, e non i saldi delle commissione bancarie, sarebbe un bel gesto, in un Paese in cui tutti si lanciano alla salvezza dei conti pubblici, si fa per dire, nella misura in cui lo sforzo sia ben retribuito. Ipocrisia pura.

Altro ancora sarebbe acquistare, su un piano teorico, il debito già detenuto da altri.
Ma comprarne di nuovo e incassare questi alti rendimenti non mi pare essere un'opera così meritoria. Senza contare quante dovrebbero essere le richieste sul mercato prima di vedere, in effetti, scendere i tassi.
Possibile, gentile direttore, che questa boutade mediatica, per quanto comprenda la buonafede di chi ha lanciato l'idea, non venga presa per quello che è e viva invece di una luce positiva che francamente non ha?
Sono pronto a rimangiarmi tutto se e quando i sottoscrittori del nuovo debito dichiareranno pubblicamente di rinunciare agli interessi. Al contrario in queste condizioni chi sia il creditore a cui dobbiamo soldi, si tratti di una banca francese, della Bce o di una associazione di categoria, poco importa, sempre di un debito costoso si tratta.

E che ci siano in giro speculatori "istituzionali" senza scrupoli che guadagnano sul disastro vestiti da salvatori della Patria è, scusate il termine, vomitevole. Oltre che irritante.

Paolino Barbiero, segretario generale Cgil provinciale Treviso